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di Monica Simionato

Anno di crisi, anno dei Maya, questo 2012…anche anno di rinascimenti? Bella sfida…ci si prova! Magari partendo da azioni concrete e tangibili.

Premetto che non sono mai stata una patita del make-up…a parte a quindici anni…la mia parentesi di sperimentazione (anche ardita) di tutti i colori possibili di smalti, ombretti e matite per occhi. Ecco, nel tempo, però, quel “beauty” si è via via sguarnito fino alla tristezza di quello odierno…che, in effetti, ricorda quei frigoriferi con il cartone di latte aperto, due uova, un pomodoro ammuffito che si fanno compagnia e si vedono in certi film. 

Ci pensavo guardando i video di una giovane e brava truccatrice (link….video Cliomakeup) che, pur non considerandomi un’appassionata del genere, mi hanno incuriosita parecchio ritrovandomi a seguirli rapita dalla stesura della base fino all’ultimo tocco di mascara.

Guardavo quei video ammirando la capacità di usare il trucco non tanto per coprire le imperfezioni del viso ma per valorizzarne le caratteristiche. E mi sono trovata a pensare a quando, prima di entrare in sala parto, mettendo a posto la valigia in camera, aprii il mio piccolo beauty con lo spazzolino e la crema viso (quella sì, che non può mancare…) e mi passai una matita verde chiaro sugli occhi, come se fosse la cosa più naturale del mondo…alla faccia degli inguardabili calzini bianchi d’ordinanza e del “passaggio” in carrozzina (chissà perché poi)!

Perchè il trucco può essere pesante e caricaturale, forse un modo per illudersi di farsi completa barriera, forse un richiamo, urlato, di attenzione….ma, forse, può anche essere altro.

Di trucchi del primo tipo ne ho incontrati parecchi. Come diceva una famosa e brava (oltre che piena di tic) insegnante di psicopatologie in università, una diminuzione di strati di trucco-caricatura in terapia era per lei un indice di evoluzione e cambiamento interiore nelle ragazze che incontrava.

Ma il prendersi cura, il colorare la pelle per valorizzarsi ed esprimere anche qualcosa è un gesto antico, uno di quelli che caratterizza l’umano. Forse perché possiede anche una precisa dimensione culturale e simbolica. Come si sia declinato tra i generi è un’altra questione, che sarebbe anche interessante approfondire…magari in un altro post….

Pensavo anche che in pittura esiste una tecnica che si chiama “velatura” e che significa coprire con un leggero strato di colore, in modo da far trasparire la tinta che c’è sotto.

Foto di Fabio Grasso - tratto da "Farfalle e demoni" del Teatro InauditoFoto di Fabio Grasso – tratto da “Farfalle e demoni” del Teatro Inaudito

Velare in questo senso non è tanto coprire e nascondere, ma è qualcosa di più sfumato, è come se, attraverso una sottile copertura, si potenziasse il messaggio. E rivelare, non è soltanto togliere il velo, ma, piuttosto, velare ancora…per rendere ancora più chiara e manifesta la cosa.

“Mettere un velo su qualcosa ne aumenta l’azione e il sentimento. Tutte le donne lo hanno sempre saputo. Mia nonna soleva “velare la ciotola”, il che significava mettere un panno bianco su una ciotola contenente pasta di pane per farla lievitare. Il velo per il pane e per la psiche, serve per il medesimo scopo”

Clarissa Pinkola Estes “Donne che corrono coi lupi”

E non sarà possibile che cosmesi derivi da cosmo…che, secondo i più antichi miti della creazione, deriva dal caos dominante, che dopo essere stato “ordinato”, creò così il “cosmo”?…mettere ordine e adornarsi…mettendo ordine e bellezza nel corpo e nello spirito.

 Insomma, ho deciso che farò rinascere dalle sue ceneri il mio “beauty” e che, anche da lì, potrà iniziare il rinascimento.