TUTTI I COLORI DELL’EDUCAZIONE

di Monica Simionato


 A Nanni Valentini, artista e maestro

                                                                                   

Si potrebbero chiamare “domino-post”, ovvero quei pensieri che si inanellano tra un post e l’altro..e magari, chissà, la rete li ha già messi a battesimo inaugurando una nuova categoria…

Perchè questo pensiero nasce dopo aver letto il post di Irene Auletta “Per noi che ci occupiamo di educazione” a sua volta ispirato da quello di Christian Sarno “Quando il gioco si fa duro….i duri cominciano a lavorare”. Ne consiglio la lettura, perché meritano, e molto, entrambi…

Dunque la fatica e la durezza, nominata dal “post-padre” come condizione del lavoro educativo…e non si può certo negare la fatica di lavorare nel campo dell’educazione in un mondo in cui l’educazione (professionale e non) è piuttosto in crisi.

E, ancora: “Quando si smette di imparare, si smette di fare l’educatore. Quando si smette di imparare si rischia di non riuscire più a sopportare la fatica che il lavoro educativo ti chiede”.

Nel secondo post mi pare si metta in luce tutta la bellezza del mestiere di educare e, forse, si delinea ancora di più cosa può significare “continuare ad imparare”:

“Ostinatamente continuo a sostenere, e spero ad insegnare, l’importanza di affinare le competenze e di rinforzare il proprio sapere per allargare lo sguardo, per andare oltre quel giudizio che pietrifica le possibilità dell’incontro e il riconoscimento delle molte sfumature del lavoro educativo.

Racconto la passione praticandola e il sapere esibendolo.

Mi piace, quando parlo del mio lavoro, parlare anche di divertimento, di scoperta, di curiosità e di bellezza”

Si, le molte sfumature e i diversi colori del lavoro educativo…e, come sempre, alcune riflessioni accendono “fuochi” e si intrecciano con quello che stai attraversando…per me in particolare un libro impegnativo che certamente non è arrivato per caso, “La teoria dei colori” di Goethe.

Un testo impegnativo, che, ci tengo a precisare, sto leggendo non perché sia masochista…ho fatto studi artistici prima dell’Università e sto riscoprendo il piacere di intrecciare discipline apparentemente lontane dal mio mestiere e alla vita che incontra.

L’educazione non è in bianco e nero, quindi… né, soprattutto, unidimensionale….e, tra l’altro, per Goethe il bianco e il nero non sono colori ma, rispettivamente, il chiaro e lo scuro, la luce e la tenebra…bianco e nero sarebbero i due poli, le polarità che generano la molteplicità dei colori…e, infatti, il bianco “dal lato attivo” diventa giallo (il colore più vicino al bianco e che è portatore della luce) e il nero “per sottrazione” diventa blu (il colore che porta sempre con sé una parte di di ombra).

E non parliamo di “fantasie” ma di tutta una serie di studi ed esperimenti che non hanno poi avuto la meglio su altre teorie “vincenti” all’interno della comunità scientifica (come quella di Newton)….ma, ai pittori e ai tintori, per quel che ne so, è molto più utile la teoria di Goethe…sopravvissuta, sotterranea, nelle “prassi” di chi con i colori ci lavora.

Goethe scrive: “Dividete la luce!? Dividere invano provate- ciò che, a vostro dispetto, unico ed uno resta!” e qui c’è un altro aspetto della Teoria dei colori davvero interessante, che, non a caso presuppone la forma del cerchio (il famoso “cerchio dei colori” che ne descrive intrecci, affinità, repulsioni, relazioni di prossimità e complementarità ) che è la forma dell’unità per antonomasia…che, anche l’educazione, non può esser ricondotta a sole “parti” scollegate le une dalle altre.

Ma quello che amo di più è l’idea che noi vediamo partecipando alla costruzione di ciò che guardiamo…ovvero per Goethe l’occhio non è uno specchio che riflette in maniera passiva una “qualità” esterna all’osservatore ma è in qualche misura “pensante” (al confine tra il fisico e il metafisico, potremmo dire) e, un po’ alla lontana, getta forse le basi dei più moderni studi sulla percezione delle forme.

E, adesso che giunge la chiusura del post, come in un cerchio, ritorno agli insegnamenti di Educazione visiva delle Superiori…a vedere colori si impara, si deve “praticare”…e allora l’educazione si avvicina all’arte perché è ricerca.

E quello che può aiutare chi si occupa di educazione è anche coltivare una  “Pedagogia dello sguardo”.

“Per mezzo dei colori gli uomini non soltanto rendono percepibile il mondo, ma agiscono in esso allo scopo di rendere più armonico il rapporto con l’ambiente. Anche questi interventi avevano dei precedenti: il giardinaggio e la pedagogia….”

Giulio Carlo Argan nella Prefazione

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